Arianna Fontana

Forse non tutti conoscono lo Short Track, o almeno fino alle recenti Olimpiadi di PyeongChang, dove a rivestire l’importante ruolo di Portabandiera è stata proprio un’atleta di questa disciplina: Arianna Fontana, con all’attivo ben 8 medaglie olimpiche, di cui 3 conquistate proprio in Corea nel recente Febbraio 2018.
Qui Arianna vince anche il suo primo oro olimpico realizzando nel contempo il nuovo record personale sui 500 mt (42.569).
Risultati sorprendenti per questa campionessa originaria di Sondrio, che con le sue performance e il ruolo di Portabandiera ha contribuito a dare grandissima visibilità internazionale non solo all’Italia, ma anche a questo sport ancora non molto seguito, come lei stessa ci conferma nell’intervista che segue.

Il 9 febbraio 2018 sei stata la portabandiera della delegazione azzurra alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang, che significato ha avuto per te rivestire questo ruolo così importante?
Essere la portabandiera era un sogno che avevo fin da piccola e che è diventato realtà regalandomi una gioia immensa. Quando sono entrata nello stadio olimpico, affiancata da tutti i grandi campioni italiani, l’emozione è stata indescrivibile.
Se poi aggiungiamo che nella prima giornata di medaglie ho vinto l’oro e poi ne sono arrivate altre due, direi veramente tutto perfetto.

Cosa ti ha lasciato l’incontro con il Presidente Mattarella durante la riconsegna del tricolore?
Io e il Presidente Mattarella ci eravamo già parlati al telefono quando ero in Corea, so che ci ha seguito con partecipazione alle Olimpiadi e mi ha fatto molto piacere. Durante la riconsegna del tricolore ha ricordato le mie gare e la staffetta, riportando a galla le grandi emozioni vissute a PyeongChang.
Rivederlo in quel incontro ufficiale è stato bello ma allo stesso tempo un po’ triste, ho realizzato con nostalgia la fine di un momento bellissimo della mia vita.

Un oro, due argenti e 5 bronzi Olimpici, la coppa del mondo nel 2012,  vittorie mondiali ed europee. Hai decisamente fatto incetta di medaglie, quale tra queste gare ricordi maggiormente e perché?
A quindici anni la prima vittoria, ma tutte le medaglie conquistate hanno segnato un momento significativo della mia crescita e non riesco a preferirne una ad un’altra. Quello che posso dire è che fin da piccola ho sempre avuto le idee molto chiare: volevo gareggiare e vincere alle Olimpiadi, e oggi posso dire di avercela fatta.

Sei passata attraverso altre discipline prima di scoprire l’amore per lo Short Track?
Avevo iniziato qualche corso di avviamento allo sci e poi nuoto, ma non hanno mai fatto breccia nel mio cuore, al contrario del pattinaggio. Ho iniziato a 4 anni, su ghiaccio d’inverno e a rotelle durante l’estate, poi ho continuato insieme a mio fratello e a un bel gruppo di amici, tutto sembrava un gioco ma ben presto è arrivata la passione e con lei la voglia di vincere.

Puoi descriverci questo sport, per chi ancora non lo conoscesse?
Dopo le Olimpiadi molte persone mi hanno scritto per saperne di più su questa disciplina, per tanti ancora del tutto sconosciuta. La Tv non ne parla molto e i riflettori si accendono su altre ben più note.
Lo Short Track è velocità e adrenalina pura!
La gara più lunga dura al massimo 2 min e 20 secondi, è questione di attimi dove bisogna agire d’istinto, saper interpretare la gara e gestire l’imprevisto che può cambiare le sorti all’improvviso rispetto alla strategia iniziale.
Nelle gare ci sono diverse distanze: 500, 1000, 1500 e 3000 mt a staffetta. La mia preferita è sui 500 mt, adoro la velocità!

Quando si nasce con un talento, il cammino è tracciato…ma cosa avrebbe fatto Arianna se non fosse stata una campionessa di Short Track?
Essendo nata e avendo vissuto sempre in un paese di montagna, forse avrei provato con lo sci, vivendo lo sport ancora una volta come protagonista. A dire la verità non ci sono tantissime alternative dove sono cresciuta, avrei voluto fare l’Università ma sono quel genere di persona che preferisce darsi obiettivi mirati invece di fare più cose ma in modo approssimativo.
Nei miei primi anni in squadra c’erano dei ragazzi che si allenavano e studiavano allo stesso tempo e la gestione di entrambi gli impegni era davvero snervante, io ho preferito dedicarmi anima e corpo al pattinaggio.

C’è qualcuno in particolare a cui senti di dover dire grazie?
Quando sono entrata in squadra verso i 10 anni, Mara Zini e Marta Capurso, due mie compagne all’incirca 10 anni più grandi di me, mi hanno fatto un po’ da mamme, instradandomi in questo meraviglioso percorso sportivo. Un grazie particolare lo devo certamente a loro.

Chi è Arianna Fontana nella vita? Aiutaci a conoscere chi c’è dietro ad una giovane e grande campionessa come te!
Sono testarda sia in pista che nella vita, anche se so riconoscere quando sbaglio.
Quando non mi alleno mi piace godermi la famiglia e gli amici, andare fuori a cena o al cinema. Sono una vera patita dei film Horror, ma spesso mi ritrovo a guardarli da sola perché non tutti li apprezzano, a partire da mio marito!

foto Gerardo Gaetani

Parliamo un po’ di voi… Il 31 maggio 2014 ti sei sposata a Colico con l’ex pattinatore di short track italo-americano Anthony Lobello, praticando la stessa disciplina, quanto ti è di supporto nella vita sportiva?
Io e Anthony ci siamo conosciuti sulle piste, condividere la stessa passione ha sempre significato tanto.
Quando lui ha smesso di fare l’atleta mi è rimasto di fianco, e dopo un po’ di pressing, sono riuscita a convincerlo e a ufficializzare il fatto che lui fosse il mio allenatore personale. Senza il suo supporto non penso che sarei riuscita ad arrivare così in forma in Corea, lui aveva già visto in me qualcosa che nemmeno io avevo ancora realizzato.
E non è tutto, Anthony comprende bene i sacrifici che si devono fare per raggiungere gli obiettivi e sa capire i miei momenti di stanchezza. In questi casi evitiamo di uscire, come allenatore non sarebbe d’accordo! (Ride).

Pensi alla maternità? O ancora preferisci dedicarti allo sport per qualche tempo?
Si, è un po’ che ne parliamo… Ci diverte scherzare pensando che avremo un figlio Nerd, totalmente estraneo allo sport, che magari non saprà nemmeno prendere una palla! (Ride).
Ma a parte le battute, ancora non so se sia questo il momento di interrompere con lo Short Track, per ora penso a concedermi una meritata vacanza.

Solo vacanze e risposo, o continuerai anche ad allenarti?
L’anno che mi lascio alle spalle è stato molto impegnativo, ora sto recuperando le energie e mi limito a fare qualche corsa ma niente di più. Nel nostro sport si pensa ad arrivare in forma e dare il massimo alle Olimpiadi perché purtroppo le altre gare non sono così considerate in Italia. Per questa ragione riesco a staccare la spina interrompendo per un po’ il duro regime di allenamenti. A Maggio sarò finalmente in Florida e non vedo l’ora!

foto Gerardo Gaetani

E noi ti sbirceremo online! Che rapporto hai con i Social?
Io perdo ore su Instagram, per mio marito è come un buco nero, quando mi collego non esisto più per nessuno!

Ho visto che hai diversi Tattoo, hanno un significato particolare?
Ho 4 Tatuaggi che rappresentano la natura e gli animali, come ad esempio la manta sulla schiena che ho fatto alle Maldive dopo averci nuotato di fianco. Anche prima delle Olimpiadi, come porta fortuna, ho tatuato sul braccio sinistro delle onde e delle montagne insieme, che rappresentano l’amore tra me e Anthony, un amore che si è evoluto nel tempo, diventando forte e stabile come una montagna.

Prossimi appuntamenti e obiettivi?
Tutto dipende da cosa sceglierò di fare, continuare a pattinare o iniziare a vivere una vita ‘normale’… Per ora sono a 50 e 50, mi trovo davanti ad un bivio ma ancora non so cosa decidere, devo valutare bene qualche progetto professionale e personale, anche con mio marito. L’estate porterà consiglio!

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