Andrea Lo Cicero

Abita a 30 Km da Roma, 60 Km dal mare, coltiva la terra e ha 7 asine. Affronta le ‘giornate no’ percorrendo 30/40 km in MTB oppure carica l’attrezzatura in auto e scappa a fare Kitesurf! Oggi insegna ai giovani la sua grande passione sportiva e come se non bastasse è Ambasciatore Unicef e ogni anno, per circa un mese, parte in missione umanitaria in Camerun.
Insomma, un uomo dalle mille risorse, con alle spalle anni da fuori classe in uno sport che personalmente ho sempre apprezzato: il Rugby.
Sto parlando di Andrea Lo Cicero, 20 anni di attività ad altissimo livello, più di 100 presenze in Nazionale, tante sfide vinte e mai abbandonata una partita per infortunio!
Ci siamo conosciuti alla “Urban Obstacle Race by Virgin Active”, una 7 km di corsa ad ostacoli organizzata in un giorno dello scorso Maggio nell’area dismessa dell’Expo di Milano. Un format davvero divertente e ben partecipato, ricordo solo un caldo torrido e lo start della gara nelle ore peggiori del primissimo pomeriggio… Tra i vari personaggi coinvolti, Andrea è arrivato al traguardo per primo! La tempra di certo non gli manca ma ho scoperto in lui una persona soprattutto di grandi valori e umanità.

Andrea come ricordi gli anni nel Rugby?
“L’ormone” per il Rugby non è partito subito, ho praticato altri sport prima di iniziare a giocare a livello professionale all’età di 17 anni, ma poi ho capito subito che quella era la strada giusta per me!
A quei tempi a scuola mi prendevano in giro, come purtroppo spesso accade, e il Rugby è stato anche una grande valvola di sfogo.
Dall’inizio fino alla fine, ho vissuto un percorso molto intenso, e quando vivi con così grande entusiasmo il tempo corre veloce, solo ora ne prendo consapevolezza.

Quanto e come la disciplina sportiva ti è servita nella vita?
Tutti gli sport sono formativi, forse ad esclusione del calcio…purtroppo molti genitori sono la rovina dei propri figli.
Ma a parte questo, lo sport è una delle pedine fondamentali nella crescita di un giovane, insieme all’educazione famigliare e all’istruzione. Purtroppo molti ragazzi non fanno più attività sportive come noi in passato e anche sul resto spesso vacillano, il loro rifugio, ahimè, sono diventati i telefonini.
Io provo sempre a spronarli, incentivare un dialogo e una loro partecipazione.

Come vivi il ruolo di allenatore?
Da 4 anni insegno Rugby alla “Honey sport City” (Casal Palocco, Roma), a bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni. Oltre ad insegnare uno sport, cerchiamo di educarli e dare nozioni basiche per un comportamento corretto.
Nessuna forma di bullismo, seppur lieve, è ammessa o giustificata, noi la blocchiamo sul nascere invitando i bimbi più piccoli a dare un ‘schiaffetto’ a coloro che oltrepassano il limite.
Il Rugby è uno sport aggregante che insegna a prendere iniziativa, è perfetto per sedare l’aggressività o viceversa contrastare timidezza e insicurezza.

Sei molto vicino ai giovani, anche in progetti umanitari?
Si, una volta all’anno vado in Camerun con la Honey Sport City, ad insegnare il Rugby. Tutti i bambini hanno diritto allo sport, possono imparare e diventare dei grandi campioni nel Paese in cui vivono.
Cerchiamo di aiutarli a risolvere dei problemi presenti sul territorio, e in qualche modo a portare loro speranza.
Come ambasciatore Unicef, ho fatto dei viaggi in Eritrea e a breve partirò per un altro viaggio, sempre per i diritti dei giovani. Loro sono il carburante per il futuro, dobbiamo insegnargli a vivere in modo sano e rispettoso, nei confronti della terra e del prossimo.

Quanto è importante per te il contatto con la natura?
Mare e terra ti completano, completano l’uomo.
Oggi ce ne freghiamo, deturpiamo e sporchiamo con accumuli di immondizia… La terra va rispettata.
Dal 2013, quando ho smesso di giocare, ho scelto di vivere in campagna dove ho avviato una mia azienda agricola, produco miele e gestisco attività didattiche di Onoterapia per bambini con disabilità.
I cavalli hanno dimensioni molto grandi e uno spirito competitivo, le asine sono animali da lavoro e forse più tranquille.
Ne ho 7, i bimbi le adorano, soprattutto per le grandi orecchie! 🙂

Quando ti ho scritto per concordare l’intervista mi hai risposto che in quel momento stavi raccogliendo lo Zafferano, ti ho sinceramente invidiato! Raccontaci meglio…
A me piace sperimentare, bisogna coltivare idee e avere il coraggio di metterle a frutto, come nel caso dello Zafferano!
Quando arriva il tempo della raccolta (tra fine Ottobre e inizio di Novembre) la sveglia suona molto presto la mattina, prima che la luce del sole faccia aprire i fiori. Il lavoro viene rigorosamente eseguito a mano e ad aiutarmi ci sono altre 15 persone. Appena preleviamo i fiori dalla terra li lavoriamo separando subito gli stimmi che facciamo essiccare nel forno il giorno stesso.
Se poi mi avanza del tempo vado anche a fare kitesurf!

Coltivi la terra e altre passioni sportive oltre al Rugby…non ti fermi mai?!
Nella vita è fondamentale prendere del tempo per se stessi, basta solo sapersi organizzare.
Ho partecipato a delle gare di Vela ma in questo periodo stiamo lavorando ad un progetto un po’ folle: navigheremo in down wind da Roma alla Sicilia in Kitesurf! Faremo 100 miglia al giorno, fermandoci di volta in volta in Circoli Velici che ci ospiteranno. La sera si fa festa e il giorno seguente si riparte non appena soffia il vento!

Le sfide continuano…ti vedremo infatti tra i concorrenti di Celebrity MasterChef! Come te la cavi ai fornelli?
Fin da piccolo cucinavo in famiglia con i nonni e i genitori, mi ha sempre affascinato. Ho una buona conoscenza delle materie prime e mi piace sperimentare, anche se non mi ritengo esattamente un bravo cuoco.
MasterChef è una bella sfida, ti da l’opportunità di lavorare con prodotti di altissima qualità, oltre ad affiancare Chef così importanti, davvero un’esperienza unica.
In “Giardini da incubo” ero io a giudicare e in questo caso i ruoli si sono invertiti. Bisogna dire però che io aiutavo i concorrenti, mentre a MasterChef questo non accade praticamente mai!

Ci puoi suggerire una ricetta alla “Lo Cicero”?
Vi propongo uno dei piatti che preferisco della mia città di origine: la Scacciata catanese!
Si stende la pasta della pizza e si riempie di salsiccia, spinaci, broccoli o altre verdure di stagione, un po’ di pecorino o del formaggio primo sale, poi la si chiude adagiando un altro strato di pasta sopra e la si mette in forno. Le dimensioni sono sempre molto abbondanti!

Per saperne di più su Andrea Lo Cicero:
Sito: http://www.andrealocicero.it
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